La cefalea da rimbalzo è causata dall'uso eccessivo di analgesici

C come CEFALEA CRONICA DA RIMBALZO (o da abuso di farmaci)

Il tipo di dolore con cui le persone cefalgiche si trovano a fare i conti è invisibile agli occhi altrui e varia in base al tipo di cefalea di cui soffrono: può essere pulsante, trafittivo o gravativo, ma l’obiettivo che accomuna tutte/i noi è uno soltanto: annientarlo a ogni costo, senza alcuna pietà.

Le armi che abbiamo a disposizione per combattere il dolore durante un attacco di cefalea (a parte una dose di pazienza e resilienza che chi lotta contro il dolore cronico sviluppa in lunghi anni di sopportazione) sono i farmaci, solitamente FANS e triptani, che da nostri alleati possono trasformarsi nei nostri peggior nemici causando la cefalea da rimbalzo, nota anche come cefalea da abuso di farmaci o medication overuse headache (MOH). 

Ho avuto il dispiacere di conoscere la cefalea da rimbalzo durante la mia prima visita al Mondino di Pavia a novembre 2020 e ho scoperto quanto questa forma di cefalea  – che affligge l’1-2% della popolazione  – sia sottovalutata perché spesso chi ne soffre non ne è consapevole finché non si scontra con la diagnosi del centro cefalee, proprio come è successo a me. 

Cefalea da rimbalzo: che cos’è? 

È una cefalea secondaria cronica che colpisce chi soffre di emicrania o cefalea tensiva ed è causata dall’uso eccessivo di farmaci analgesici.
Secondo Piero Barbanti esistono due categorie di iperusatori di analgesici:

quelli che li prendono per legittima difesa e quelli che li prendono per paura.

Chi li assume «per legittima difesa» sono le persone che lottano con numerosi e invalidanti attacchi di cefalea/emicrania ogni mese e non hanno scelta se non quella di assumere i farmaci per vivere con dignità la propria quotidianità.

Chi li assume «per paura» sono le persone che prendono gli analgesici a prescindere dalla presenza dell’attacco, per il timore che da un momento all’altro si presenti il dolore; queste sono le persone che lottano anche contro la cefalgofobia.

Il meccanismo che porta il farmaco a diventare causa del dolore è ancora un mistero, però vi riporto l’esempio di Barbanti per chiarire meglio cosa accade al nostro organismo:

Se in una torrida giornata d’estate ci sentiamo particolarmente assetati, un bel ghiacciolo ci farà molta gola e da subito calmerà l’arsura, dando l’idea di reidratarci. In realtà, però, il beneficio sarà fugace e di lì a poco la sete si ripresenterà più intensa di prima. 

Cefalea da abuso di farmaci: caratteristiche e sintomi

La prima domanda che mi sono posta quando mi è stata diagnosticata la MOH è stata: «Come faccio a distinguerla dagli altri attacchi e a riconoscerla?». Chi soffre di cefalea ha l’innata capacità di distinguere il tipo di mal di testa anche da minime e impercettibili variazioni; nel caso aveste dei dubbi, ecco un breve identikit della cefalea da rimbalzo:

  • è presente per almeno 15 giorni al mese da almeno 3 mesi consecutivi;
  • è quasi permanente, sono praticamente assenti i momenti senza dolore;
  • il dolore è diffuso, simile al classico cerchio alla testa e per questo spesso può essere confusa con la cefalea tensiva;
  • compare spesso durante la notte o al mattino presto;
  • tra i suoi sintomi ci sono anche ansia, irritabilità, depressione, disturbi del sonno e problemi di memoria;
  • può colpire sia gli adulti, sia i bambini.

Cefalea da rimbalzo: quali farmaci la causano?

Tutti i farmaci analgesici assunti da chi soffre da cefalea tensiva o emicrania possono causare la MOH: 

  • analgesici da banco (i FANS);
  • associazione di analgesici con caffeina, antivomito, barbiturici e paracetamolo;
  • triptani;
  • egotaminici;
  • oppioidi.

Dai vari casi analizzati è emerso che la cefalea da abuso di triptani si sviluppa più rapidamente rispetto a quella causata dai FANS, in media dopo soli 6 mesi di utilizzo continuativo.

Cefalea da abuso di farmaci: come curarla?

La risposta sembra ovvia: sospendere il farmaco che la causa. 
In realtà, smettere di prendere l’analgesico incriminato è soltanto una fase del percorso di cura ed è questo il motivo per cui a chi soffre di cefalea da rimbalzo viene suggerito un ricovero presso un centro cefalee per disintossicarsi.

Ciò che ho constatato vivendo in prima persona il ricovero è che smettere di abusare dei farmaci è prima di tutto un delicato lavoro psicologico su se stessi: io ho lottato contro il terrore del dolore ancora prima che con il dolore stesso; ho dovuto imparare a gestire l’ansia che mi toglieva il respiro durante l’attacco perché ero consapevole di non poter prendere nessun farmaco; nei giorni successivi ho dovuto fare i conti con la paura che, una volta uscita dall’ospedale e tornata a casa, non sarei stata in grado di evitare le ricadute… io che mescolavo triptani e FANS in media 20/25 giorni al mese. 

La disintossicazione per una persona che soffre di cefalea è un percorso di rieducazione all’uso degli analgesici che non si conclude in 8 giorni di ricovero, che non consiste in 2 flebo al giorno che ripuliscono il tuo organismo; è un percorso che dura tutta una vita perché la cefalea ci accompagna per tutta la nostra vita.

Per questo, se posso darvi un consiglio, evitate il fai da te!

Cefalea da rimbalzo: come evitarla?

Dopo il mio percorso di rieducazione ho scoperto che esiste una regola semplice da ricordare:

  • FANS, la regola dei 10 giorni | assumerli per massimo 10 giorni al mese;
  • Triptani, la regola dei 3 giorni | non assumere triptani per oltre 3 giorni consecutivi.

La regola che, però, reputo la più importante è trovare la terapia di profilassi adeguata per la vostra cefalea e che vi permette di gestire la frequenza e l’intensità degli attacchi così da evitare di ricadere nel circolo vizioso della cefalea da rimbalzo.


Per chi volesse avere a colpo d’occhio l’identikit della cefalea da rimbalzo, ecco uno schema riassuntivo:

Se volete condividere la vostra esperienza sull’uso/abuso dei farmaci analgesici per la cefalea, commentate il post oppure venitemi a trovare su Instagram e Facebook.

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