disintossicazione da fans e triptani

D come DISINTOSSICAZIONE da triptani e FANS

Ero indecisa sul titolo da dare a questo post perché quando esci da otto giorni di ricovero per disintossicarti dall’abuso di triptani e fans ti senti un misto tra una sopravvissuta e una guerriera. Sono ancora intontita dall’ultima flebo delle 8:00 di stamattina, ma allo stesso tempo mi sento come se fosse iniziato un nuovo capitolo.
Appena sono uscita dal reparto e sono arrivata nell’atrio pronta per andare a casa… wow… ho trattenuto a stento le lacrime. No, questo non è melodramma, sia chiaro. Le emozioni sono personali e per questo sono sacre.
Otto giorni di cui quattro passati in preda a mal di testa lancinanti, vomito dovuto al dolore e senza mai poter uscire dal reparto perché queste oggi sono le norme per il Covid.

Eppure, nonostante questo, lo rifarei.
Nonostante il secondo giorno io volessi andare via, tornare a casa e prendere tutti i Relpax e i Moment che avevo a disposizione pur di non sentire più quel dolore infinito che ti toglie le forze, che ti porta al pianto e alla disperazione, lo rifarei.

A cosa serve il ricovero per disintossicazione da triptani e FANS?

Quando soffri di emicrania cronica, e quindi quando hai uno o più attacchi al giorno ogni giorno, la sola soluzione che vedi è prendere farmaci di ogni genere finché il dolore non passa. Triptani, paracetamolo, Oki, Aulin, Moment, Efferalgan, Co-Efferalgan, Novalgina, Tachidol, Toradol, Difmetre e potrei andare avanti a elencare tutti quelli esistenti.

Molto spesso sei costretta anche a fare qualche cocktail perché un solo tipo di farmaco non ti fa effetto. Triptano (Relpax per la precisione) e Moment Act era il mio cocktail degli ultimi tempi. E così, oltre alla tua emicrania, si aggiunge anche la cefalea da abuso di farmaci; i farmaci smettono ben presto di essere efficaci e peggiorano la frequenza e l’intensità degli attacchi.

Questo è il motivo per cui si rende necessario un vero e proprio reset dell’organismo, un vero e proprio lavaggio per poter ricominciare e trovare una terapia di profilassi adeguata per gestire l’emicrania.

Cosa succede durante il ricovero per disintossicazione da farmaci?

Io posso raccontarvi il mio percorso fatto al Mondino di Pavia; ogni centro ha le sue procedure e questa è solo la mia personale esperienza.

Dopo il colloquio preliminare, la visita neurologica, le analisi del sangue e delle urine, l’elettrocardiogramma (e altri eventuali esami che dipendono dal quadro clinico personale), il colloquio con la psicologa, la routine quotidiana era questa:

  • al mattino, appena sveglia, misurazione della pressione, colazione, puntura di vitamina D e prima flebo; le flebo hanno il compito di pulire l’organismo dai farmaci e, contemporaneamente, cercare di limitare l’ansia;
  • dopo il pranzo, verso il tardo pomeriggio, misurazione dei parametri e seconda flebo.

Compito del paziente è segnare sul diario dell’emicrania tutto quello che accade. Nei primi giorni è normale che arrivi il mal di testa, è inevitabile ed è questa la cosa più difficile da gestire: la consapevolezza che non potrai prendere nulla per fermare quel dolore.
I tuoi unici alleati sono il ghiaccio, il Plasil per il vomito, il paracetamolo se proprio non riesci a sopportare il dolore quando è all’apice… e l’alleato più importante è la tua forza di volontà. Non c’è nulla di più importante della tua forza di volontà ed è per questo che migraine warrior è una definizione che trovo perfettamente adeguata per le donne e gli uomini che in anni di sofferenza hanno sviluppato una forza di volontà così grande da poter combattere contro 96 ore di dolore incessante.

Alessandra, migrainewarrior, al termine del ricovero per disintossicazione da fans e triptani

Cosa succede dopo il ricovero per abuso di farmaci per l’emicrania?

Una volta che il corpo viene resettato, viene prescritta la terapia di profilassi in base al tipo di emicrania e in base alle terapie già fatte in precedenza.
Poi si torna a casa e la battaglia contro questa malattia continua. Si torna a casa con una nuova prospettiva, coscienti che oggi esiste la speranza di poterla gestire, perché di emicrania, purtroppo, non si guarisce.

I triptani sono rimasti in ospedale e nella mia valigia c’è una lettera di dimissione dal ricovero che certifica la mia emicrania cronica con una conseguente disabilità grave. Non potete immaginare quanto sia importante vederlo scritto, vederlo certificato, nero su bianco. Per anni ho lottato con rabbia contro questa malattia, l’ho odiata, maledetta, mi ci sono scagliata contro perché per me è sempre stata una condanna ingiusta.

Stamattina, quando ho letto quelle due righe per la prima volta in 37 anni l’ho accettata per quella che è: una malattia invalidante e, in qualche modo, mi sono sentita più leggera. Ecco perché, quando ho respirato l’aria fredda appena uscita dall’ospedale, avevo le lacrime agli occhi.

Chiudo questo lungo post con un ringraziamento alle dottoresse e a tutte le infermiere che mi hanno seguita e consolata 😊

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4 commenti su “D come DISINTOSSICAZIONE da triptani e FANS”

  1. Sara Balbi Settino

    20 anni che soffro di cervicalgia con conseguenti mal di testa…e a leggere quello che hai fatto penso “O p#### v#### che coraggio!!” Intraprendere un percorso che sai già essere molto doloroso non è facile, ci vuole coraggio, forza e determinazione. I miei complimenti Alessandra, ti auguro che tutto funzioni al meglio e che per te sia tutta in salita.

    1. Ciao cara Sara, creare questo blog e raccontare la mia esperienza è stata una delle cose che mi ha dato la spinta per resistere. Ti andrebbe di raccontarmi meglio la tua storia? Sto creando una sezione sul blog dedicata a tutte le persone che soffrono di mal di testa perché credo che le vostre storie siano davvero importanti e più ne parliamo e più riusciamo a uscire dal silenzio tipico di questa malattia. Un abbraccio grande.

  2. Sono felice di leggere le tue parole, la tua esperienza.
    Aspetto di vivere con positività la mia! Grazie Alessandra! :-*

    1. Cara Silvia, per quanto duro sia stato il ricovero credo profondamente che sia un passaggio necessario per ricominciare e per trovare la soluzione per gestire questa malattia. E non vedo l’ora di raccontare la tua storia, quella prima del ricovero (che sto scrivendo in questi giorni) e quella dopo il ricovero. Ti abbraccio forte.

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