la malattia e la genitorialità

Malattia e genitorialità. Chi siamo noi per giudicare le scelte altrui?

Sono passati diversi mesi dall’ultima volta che ho scritto sul blog.
Non ho molto tempo a disposizione per farlo e mi manca anche l’energia; trovare un equilibrio tra il lavoro e la gestione dell’associazione non è semplice, ma in questi ultimi anni sono successe diverse cose che mi hanno messa a dura prova dal punto di vista emotivo. Compreso il fatto che, purtroppo, ho dei problemi con la terapia di profilassi che al momento non è più efficace come dovrebbe.

Ma oggi torno a scrivere perché ultimamente sui social sto leggendo commenti che rispecchiano il lato oscuro degli esseri umani che, a quanto pare, sta prendendo il sopravvento rispetto al senso civico e alla capacità di usare il raziocinio prima di parlare. E questo, oltre a farmi un’immensa tristezza, mi preoccupa molto rispetto al futuro di una società che sta involvendo.

Mi riferisco, in particolare, ai commenti sulla maternità di Lady Gaga e al fatto che ha scelto di diventare madre grazie alla gestazione per altri (GPA).
Commenti beceri, pieni di odio, pieni di pregiudizi e basati su una profonda ignoranza rispetto a che cosa sia la gestazione per altri che a tanti piace chiamare utero in affitto, così da poter marcare meglio il loro disgusto verso chi sceglie di percorrere questa strada.
E i commenti peggiori, ahimè, sono di donne. Il ché mi rende ancora più triste.

Per chi non lo sapesse Lady Gaga soffre di fibromialgia.
Una malattia cronica e invalidante, guarda caso comorbida con l’emicrania con cui pare condivida anche alcuni meccanismi fisiopatologici.
E chi convive con il dolore cronico sa quali sono le conseguenze che quel dolore ha sulla propria vita: nel lavoro, nelle relazioni sociali, nell’intimità e nel fare qualsiasi banale gesto quotidiano che per altre persone non richiede alcuno sforzo. Così come sa che le terapie possono a loro volta impattare sulla qualità della vita per diverse ragioni: alcune per gli effetti collaterali, altre perché – ad esempio – non possono essere utilizzate in gravidanza e/o durante l’allattamento. E questo è stato un altro tema oggetto dei commenti altrettanto beceri, pieni di odio, di pregiudizi e intrisi di ignoranza.

Ne cito alcuni, perché sono quelli che mi fanno più rabbia.
Mi piacerebbe si aprisse una riflessione su questi commenti perché portano alla luce diverse tematiche che mi stanno a cuore.

Io pure ho la fibromialgia.
Ma ne ho avuti 2, uno di 4 kg e il secondo di 4 kg e mezzo.
La fibromialgia non c’entra nulla.


Well done. Quindi, prevediamo un premio in base al peso dei bambini e al numero di bambini messi al mondo in proporzione alla gravità della malattia?
Perdonate se il mio tono sembrerà molto scortese, ma la propria personale esperienza di malattia non è l’esperienza di malattia del resto del mondo.
E se questa persona, nonostante la malattia, è riuscita a portare avanti la gravidanza, ne sono felice; ma questo non implica che sia una legge universale valida per tutte le persone che ne soffrono. Abbiamo la pessima abitudine di pensare che la nostra esperienza sia il metro di misura universale con cui valutare ciò che accade alle altre persone. Ma non è così: la stessa malattia si manifesta con gravità diversa, con sintomi più o meno impattanti e magari con comorbidità differenti. E se ne soffri, questo dovresti capirlo.

Beh, non può portare avanti una gravidanza…
Ma ballare sul palco e andare in giro per il mondo a esibirsi… quello può farlo.

Et voilà, il solito commento di chi non si sforza nemmeno di capire che cosa c’è nel dietro le quinte della vita di una persona con un dolore cronico.
Stare sul palco per lei significa lavorare, così come per me lo è andare in ufficio.
Ma per poterlo fare, c’è un prezzo da pagare.
I farmaci da assumere per tenere a bada i sintomi e il dolore, le notti passate in bianco perché stai male e il dolore non passa in nessun modo.
I giorni trascorsi a letto perché non riesci nemmeno ad alzarti per andare in bagno, in preda alla rabbia e alla frustrazione perché il tuo corpo diventa una gabbia.
Le volte che vomiti nel bagno dell’ufficio, le volte che non riesci a parlare perché hai la mente annebbiata, le volte che non riesci a guidare per tornare a casa.
Sarebbe interessante se per un giorno, voi che giudicate, varcaste la soglia che separa il palco dalle quinte per vivere qualche ora nel modo in cui vive una persona con una patologia cronica e invalidante.

Chissà come starà la vera madre di questa bambina, le hanno strappato la bambina dalle braccia.
Ha comprato una bambina che non sarà mai sua.
Le veri madri quelle che meritano stima sono quelle che scelgono il bambino al posto delle terapie.
L’utero in affitto è un abominio, è contro natura.

Qui si aprono vari capitoli, ma andiamo con ordine.

Le vere madri.
E, perdonatemi, non sarò delicata nell’esprimere il mio pensiero.
Dove sta scritto che per avere il bollino di vera madre gli unici requisiti ammessi sono 1) portarlo in grembo 2) farlo uscire dal proprio canale vaginale o dal proprio addome 3) allattare al seno 4) rinunciare a tutte le terapie e immolarsi per la gravidanza?

Sia chiaro: ho grande rispetto per coloro che scelgono di tutelare la vita del proprio figlio, rinunciando se necessario a determinate terapie.
Ma rispetto nello stesso modo tutte coloro che fanno una scelta diversa.
Compreso l’aborto che sì, ci terrei a ribadire che è un diritto insindacabile.

E se quel figlio non l’ho portato in grembo per nove mesi, non l’ho partorito o non l’ho allattato al seno non significa che io non possa essere il suo (degno) genitore.
La genitorialità è un concetto così ampio che ridurlo a una lotta tra chi ha partorito e chi no, tra chi ha allattato e chi no mi sembra totalmente assurdo.
Se le persone che scelgono la GPA non sono veri genitori, allora questo vale anche per le adozioni, no?
Oppure abbiamo due metri, due misure solo perché la GPA non la conosciamo e non sappiamo come viene gestita e regolamentata nei paesi in cui è legale?

Ecco, a proposito di questo: laddove la GPA è legale ed esistono regole sensate e precise da seguire per tutelare la madre surrogata, il nascituro e la famiglia ricevente, non si verificano in modo sistematico scene da film drammatico dove i bambini vengono strappati dalle braccia di chi li ha messi al mondo. Nessuno costringe nessuno a “diventare un’incubatrice”, nessuno viene rapito e portato nella Repubblica di Gilead che ho visto citare in tanti commenti, dimenticando quale fosse il messaggio effettivo che è alla base di “The Handmaid’s Tale”.

Questo non significa che non accada, attenzione.
Ma accade in contesti diversi da quello in cui vive e ha scelto Lady Gaga; ed è forse questo il tema su cui dovremmo riflettere: perché ci sono ancora oggi contesti in cui davvero è una pratica non etica? Quali sono le motivazioni? Che cosa possiamo fare per evitare che diventi sfruttamento? Che cosa possiamo fare affinché in quei contesti non ci siano donne sfruttate e figli che vengono strappati dalle loro braccia?

E questo discorso vale anche per la PMA, cioè la procreazione medicalmente assistita.
Per chi non lo sapesse, laddove la PMA non è accessibile a determinate “categorie” di persone (e uso il termine categorie volutamente con tono polemico) esiste un mercato parallelo di donatori online con tutte le criticità del caso che potete immaginare.

Contro natura.
Mi sono proprio stufata di vedere tirare in ballo la natura.
Perché, in verità, la natura ha molta più fantasia di noi nel scegliere e determinare le modalità con cui gli esseri viventi possono procreare e dare continuità alla specie.
E quando la vedo citare a sproposito perché non si conosce in modo approfondito come la natura opera in questo senso, ecco… vorrei soltanto urlare.
Perché vi stupirà sapere che il pesce pagliaccio può cambiare sesso, che ci sono insetti che si riproducono per partenogenesi (quindi senza alcun atto sessuale), che il maschio del cavalluccio marino porta avanti la gravidanza fino al parto e che le lumache si fecondano a vicenda perché agiscono contemporaneamente come maschio e femmina. Adesso, ditemi ancora che la GPA è contro natura.

La gravidanza e il parto sono per le donne povere.
Manco un figlio sono capaci di fare questi pidocchiosi.
Pure la pigrizia di non averci provato lei, non ho parole.

Eh no, le parole non ce le ho io.
L’incapacità, la pigrizia e la povertà.
L’unica povertà che riesco a leggere in questi commenti è quella relativa ad argomentazioni forti che possono sostenere il proprio punto di vista.
L’unica pigrizia e incapacità che vedo sono quelle di chi non vuole fare lo sforzo di guardare le cose da una prospettiva diversa dalla propria.
Il ché non significa per forza dover cambiare idea rispetto alla GPA, ma semplicemente portare rispetto per chi sceglie una strada diversa dalla propria senza fare del male a nessuno.

Con tutti i soldi che hanno avrebbero potuto adottare.
Ma adottarlo no? Con tutti i bambini bisognosi che ci sono.

L’adozione, un altro tema spinoso.
Come se adottare fosse semplice e non fosse costoso.
Come se l’iter per adottare non mettesse a dura prova i futuri genitori anche da un punto di vista psicologico.
Ma il punto è un altro: laddove c’è la libertà di scelta, laddove quella libertà è normata in modo da non nuocere a nessuno, Lady Gaga – come chiunque altro voglia farlo – è libera di scegliere di non adottare e di ricorrere alla GPA.

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